MAGISTRA VITAE

pensieri sulla storia dell’uomo

Mussolini nel 1917 fu stipendiato dai servizi segreti inglesi

Benito Mussolini è passato alla storia come uno dei
fondatori dell’Asse del male. Ma è emerso un nuovo aspetto
del curriculum del Duce: la sua breve carriera come agente
segreto britannico. Alcuni documenti d’archivio rivelano
che Mussolini ha cominciato la sua carriera politica nel
1917 grazie a uno stipendio settimanale di 100 sterline
pagatogli dai servizi segreti britannici. L’MI5 deve aver
pensato che fosse un buon investimento
: non solo faceva
propaganda a favore della partecipazione dell’Italia alla
prima guerra mondiale sul suo giornale, ma era anche
disposto a mandare i suoi ragazzi a “persuadere” chi
manifestava per la pace a stare a casa.

FONTE: GUARDIAN

Ottobre 14, 2009 Pubblicato da umanesimo | Storia d'Italia, prima guerra mondiale | , | Ancora nessun commento.

Berlinguer: “la democrazia valore universale”.

E il discorso tenuto in occasione della celebrazione del 60° anniversario della Rivoluzione d’ottobre Mosca, 3 novembre 1977 da Berlinguer, lo strappo da Mosca, in cui afferma che la democrazia “è un valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista”

Cari compagni, rivolgo a tutti voi il saluto fraterno del Pci. Con legittima fierezza – come ha detto il compagno Breznev – i comunisti e i popoli dell’Unione Sovietica festeggiano i 60 anni della vittoria della Rivoluzione socialista d’ottobre, anni di un cammino tormentato e difficile, ma ricco di conquiste nello sviluppo economico pianificato, nella giustizia sociale e nell’elevazione culturale; un cammino nel quale grandeggiano il vostro contributo determinante con il sacrificio di milioni e milioni di vite umane, alla vittoria sulla barbarie nazifascista e la vostra costante opera per difendere la pace mondiale. Con la Rivoluzione socialista del ‘17 si compie una svolta radicale nella storia; e così la sentono anche oggi i lavoratori di tutti i continenti. La vittoria del partito di Lenin fu di portata veramente universale perché ruppe la catena del dominio, fino ad allora mondiale, del capitalismo e dell’imperialismo, e perché, per la prima volta, pose a base della costruzione di una società nuova il principio della uguaglianza fra tutti gli uomini. Attraverso la breccia aperta qui 60 anni fa, presero vita i partiti comunisti e, successivamente, in conseguenza del mutamento nei rapporti di forza su scala mondiale realizzatosi con la sconfitta del nazismo, in altri paesi si è potuto intraprendere il passaggio dal capitalismo a rapporti sociali e di produzione socialisti mentre in interi continenti si sono affermati movimenti che hanno fatto crollare i vecchi imperi coloniali e, nei paesi capitalisti, sono cresciute le idee del socialismo e l’influenza del movimento operaio. Il complesso delle forze rivoluzionarie e di progresso – partiti, movimenti, popoli, stati – ha in comune l’aspirazione ad una società superiore a quella capitalistica, alla pace, ad un assetto internazionale fondato sulla giustizia: qui sta la ragione indistruttibile di quella solidarietà internazionalista che va continuamente ricercata. Ma è chiaro anche che il successo della lotta di tutte queste forze varie e complesse esige che ciascuna segua vie corrispondenti alle peculiarità e condizioni concrete di ogni paese, anche quando si tratta di avviare e portare a compimento l’edificazione di società socialiste: l’uniformità è altrettanto dannosa dell’isolamento. Per quanto riguarda i rapporti tra i partiti comunisti e operai, essendo pacifico che non possono esistere fra essi partiti che guidano e partiti che sono guidati, lo sviluppo della loro solidarietà richiede il libero confronto delle opinioni differenti, la stretta osservanza della autonomia di ogni partito e della non ingerenza negli affari interni. Il Partito comunista italiano è sorto anche esso sotto l’impulso della rivoluzione dei Soviet. Esso è poi cresciuto soprattutto perché è riuscito a fare della classe operaia, prima e durante la Resistenza, la protagonista della lotta per la riconquista delle libertà contro la tirannide fascista e, nel corso degli ultimi 30 anni, per la salvaguardia e lo sviluppo più ampio della democrazia. L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione – così come è avvenuto per altri partiti comunisti dell’Europa capitalistica – che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria – che cerca costantemente l’intesa con altre forze di ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale – è rivolta a realizzare una società nuova, socialista che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo nella vita sociale, culturale e ideale. Compagni, grandi sono i compiti a cui siete chiamati dagli stessi alti traguardi raggiunti nello sviluppo del vostro paese, e alta è la funzione che vi assegna la delicata fase internazionale nella lotta per la pace, per la distensione, per la cooperazione fra tutti i popoli. Molto cammino dobbiamo ancora percorrere tutti. Noi comunisti italiani siamo certi tuttavia che, sviluppando secondo i compiti e i modi che a ciascuno sono propri i risultati della Rivoluzione d’ottobre, i partiti comunisti e operai, i movimenti di liberazione, le forze progressiste di ogni paese riusciranno a determinare – nel conseguente universalizzarsi della democrazia, della libertà e dell’emancipazione del lavoro – il superamento su scala mondiale del vecchio assetto capitalistico e, quindi, ad assicurare un futuro più sereno e felice per tutti i popoli. Vi ringraziamo, cari compagni, per il vostro invito a queste solenni celebrazioni della Rivoluzione d’ottobre e accogliete il caloroso augurio che i comunisti italiani trasmettono ai comunisti, ai lavoratori, ai popoli dell’Unione Sovietica per il successo della causa della pace e del socialismo.

Agosto 14, 2009 Pubblicato da umanesimo | PCI, Storia d'Italia | , | Ancora nessun commento.

De Vecchi: la marcia di Roma doveva farsi ad agosto

Se le cose fossero andate così sarebbe davvero clamoroso. A parlarne non è uno storico qualsiasi ma uno studioso di grande livello come Eugenio Di Rienzo, che nel secondo fascicolo di quest’anno del quadrimestrale <Nuova rivista storica> analizza un documento finora inedito. Si tratta del memoriale che il quadrumviro Cesare de Vecchi di Val Cismon scrisse in terza persona durante il 1946 e che presentò al processo cui fu sottoposto nel novembre dell’anno successivo alla seconda sezione della Corte d’assise speciale di Roma. De Vecchi doveva difendersi dall’accusa di essere stato uno dei quadrumviri, uno dei leader del colpo di Stato del 22 ottobre 1922, insomma della cosiddetta <marcia su Roma>.

La tesi difensiva di de Vecchi era semplice e lineare: egli, a suo dire evitò la sanguinosa e vera Marcia su Roma che avrebbe dovuto verificarsi ai primi d’agosto, come reazione del Partito nazionale fascista allo sciopero legalitario organizzato dalle confederazioni sindacali nel luglio 1922. La disposizione del segretario del Pnf, di cui de Vecchi era venuto a conoscenza, impartiva a tutti i Fasci <l’ordine rivoluzonario che imponeva l’attacco contro le istituzioni dello Stato, il disarmo improssivo e violento delle stazioni isolate dei Carabinieri, la marcia successiva sulle città e quant’altro di stile, natura e sistema caratteristico dell’antico armamentario rosso e dell’antica pratica fatta da Mussolini>. Continua a leggere…

Novembre 26, 2008 Pubblicato da umanesimo | Storia d'Italia, fascismo | , , | Ancora nessun commento.

La resistenza e la “svolta” di Salerno. Togliatti e Stalin

Sul fatto che la gran parte della brigate partigiane comuniste volessero dare alla resistenza un ‘impostazione rivoluzionaria che avrebbe dovuto condurle alla dittatura del proletariato esiste un’ampia letteratura storiografica e persino gli storici di sinistra ( a questo proposito bastino i saggi pur lacunosi per altri aspetti di Paolo Spriano, Intervista sulla storia del PCI, edito da Laterza 1979 e quello di Aurelio Lepre , la svolta di Salerno da Editori Riuniti 1966) lo riconoscono da tempo . Più recenti indagine storiche ci hanno chiarito invece le motivazioni che indussero Togliatti, tornato in Italia da Mosca nell’aprile del 44, a frenare questo desiderio rivoluzionario dei partigiani con la c.d “svolta di Salerno” in cui annunciava l’entrata del PCI nel quadro costituzionale con il contestuale appoggio del governo monarchico di Badoglio. Togliatti era ritornato da Mosca dove era informato molto meglio dei partigiani italiani della situazione internazionale che si andava evolvendo, del fatto che l’Italia nel quadro della divisione per blocchi che sia andava riproducendo e che l’Italia sarebbe entrata a far parte della zona di influenza occidentale. Dunque era cosciente che qualsiasi tentativo di rivoluzione comunista era destinata all’insuccesso e che doveva essere frenato, pena il rischio di perdita da parte comunisti di qualsiasi ruolo politico nell’Italia della ricostruzione. In questo senso l’avallo di Stalin all’inserimento del PCI nel quadro costituzionale concretizzatasi con la svolta di Salerno testimonia anche della doppia fedeltà ( al governo italiano e ai comunisti russi) cui Togliatti doveva sottostare e si spiega anche con la necessità per il Migliore di dover piegare qualsiasi strategia autonoma alle esigenze internazionali della Russia ( non dimentichiamoci che al momento della svolta nell’aprile del 44 l’alleanza con Churchill e Roosevelt era ancora operante e che Stalin ne aveva ncora parecchio bisogno). La preventiva concertazione tra Stalin e Togliatti è ulteriormente confermata dal fatto che un mese prima della svolta nel marzo del 44 l’Unione Sovietica riconobbe il governo di Badoglio ( vedi il saggio di Elena Aga Rossi e Victor Zaslavsky, Stalin e Togliatti , da IL Mulino, 1977). Ovviamente i partigiani non erano a conoscenza di queste trame diplomatiche e pensavano che l’atteggiamento di Togliatti fosse interlocutorio e che sarebbe seguito l’ordine insurrezionale e quando dopo la Liberazione non venne l’ordine di passare alla successiva fase rivoluzionaria del conflitto la delusione fu diffusa e i comportamenti tenuti differenti: una parte delle brigate partigiane nascose le armi nella speranza che l’ordine insurrezionale arrivasse, altri non si arresero all’evidenza e procedettero a quelle violenze, rese dei conti ed eliminazioni fisiche di ex repubblichini, preti e di partigiani non comunisti descritteci dai libri della Storia d’Italia di Montanelli, del Sangue dei Vinti di Gianpaolo Pansa , Luciano Garibaldi (I giusti del 25 aprile. Chi uccise i partigiani eroi, Ares ) e da altri saggisti.

Che la svolta moderata di Togliatti non fosse il frutto di una decisione autonoma ma sia avvenuta su forte pressione di Stalin è confermato da altri documenti che l’opera di ricerca negli archivi dell’ex URSS diAga Rossi e Zaslavsky, ha consentito di far conoscere al grande pubblico. si tratta di due scritti di Togliatti del gennaio e febbraio 1944 destinati ai compagni italiani ( previa visione e verifica da parte di Molotov) in cui viene raccomandato di opporsi al governo Badoglio e a qualsaisi governo monarchico. Poi c’è l’incontro del marzo 1944 tra Stalin e Togliatti riportatoci dal leader comunista bulgaro in esilio Dimitrov nel suo diario, (pubblicato da Einaudi nel2002) in cui Stalin dice a Togliatti che la posizione antimonarchico e di opposizione al governo Badoglio deve essere momentaneamente abbandonata. Un mese dopo avverrà la c.d svolta di Salerno.
per un quadro riassuntivo si può leggere anche il saggio riassuntivo di Simona Colarizi nel vol 23 della Storia d’Italia UTET

interessante anche la lettura delle relazioni del V° congresso del PCI pubblicate da Editori Riuniti e in cui si registrano proprio questa difficolltà della dirigenza del partito nel far digerire alla propria base la svolta moderata.

Aprile 20, 2008 Pubblicato da umanesimo | Storia d'Italia, resistenza italiana, seconda guerra mondiale | , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Piano Marshall e crescita economica italiana (1951-61): alcuni dati

l’italia dal 1948 al 1952 ha ricevuto tra capitali e merci donate dagli stati Uniti aiuti per 1508 milioni di dollari, ( pari cioè al 10% dell’erp european recovery program) di cui solo 95 come prestiti. negli anni 50 nonostante gli sprechi e la mancanza di una programmazione economica in particolare per il mezzogiorno (l’Iri nel perido 1948- 55 destinò apena il 20% dei suoi investimenti al Sud) l’italia da paese prevalentemente agricolo diviene una nazione industrializzata. il prodotto interno lordo dal 51 al 61 calcolato a prezzi correnti ( avendo come base il livello prezzi del 1938 ) è aumentato da 14000 miliardi a 25000 con una media del 5% annua e punte dell’ 8, 5% . mentre in precedenza i settori trainanti dell’economia erano l’alimentare e il tessile adesso la crescita viene dall’industria. negli anni 50 i settori meccanico e chimico triplicano le loro esportazioni. la forza lavoro si trasferisce dall’agricoltura verso l’industria e i servizi ( con incrementi occupativi medi rispettivamente di oltre il 10% e del 5% ) nel 1962 il tasso di disoccupazione è del 3% pari alla piena occupazione. sempre negli anni 60 la costruzione delle autostrade dota l’Italia di uno dei più moderni sistemi viari dell’europa (peccato si sia rimasti ai livelli di allora e non si siano sviluppati nel frattempo sistemi di trasprto alternativi come la ferrovia). la media annua della crescita del settore industriale fu del 10% negli anni 50, quella del settore agricolo del 3% e sempre negli stessi anni iol reddito pro capite da 500 dollari annui a quasi 1000 dollari.

Dicembre 20, 2007 Pubblicato da umanesimo | Storia d'Italia, Storia economica | , , , , , | 1 Commento

ROBERTO FARINACCI, IL RAS DI CREMONA

Isernia 1892 – Vimercate (MI) 1945
Figlio di un commissario di polizia, e telegrafista nelle ferrovie, inizia l’attività politica dell’interventismo durante la prima guerra mondiale. Durante il conflitto è corrispondente da Cremona del “Popolo d’Italia” e partecipa ad azioni violente contro pacifisti, cattolici e socialisti. In guerra dalla fine del 1915 al 1917, diventa caporale e ottiene una croce al merito. All’inizio del 1919 rompe con i socialriformisti e il 23 marzo prende parte alla riunione con cui vengono fondati i Fasci di combattimento. Diviene esponente di punta dello squadrismo più aggressivo. Si laurea in giurisprudenza, diventa avvocato, fonda il giornale Cemona Nuova e come capo delle squadre locali fà di Cremona un suo feudo e ne assume con la forza la carica di sindaco. Continua a leggere…

Luglio 28, 2007 Pubblicato da umanesimo | Farinacci, Storia d'Italia, fascismo | | Ancora nessun commento.

ENRICO DE NICOLA

(Napoli 1877 – Torre del Greco, Napoli, 1959).

Avvocato, nel 1909 è eletto deputato ad Afragola battendo il candidato giolittiano. Rieletto nel 1913 e nel 1919, si avvicina a Giolitti, che promuove la sua elezione nel 1921 a presidente della Camera. Nello stesso anno si fa mediatore del patto di pacificazione sottoscritto tra socialisti e fascisti. Nel 1924 vien incluso nel “listone” fascista, ma alla vigilia del voto dichiara di ritirarsi dalle elezioni. Ugualmente eletto, decide di dimettersi coerentemente con quanto annunciato . Dal 1929 è senatore del regno in quanto ex presidente della Camera, ma non partecpa ai lavori parlamentari ( eccezion fatta per il voto ai Patti Lateranensi). Continua a leggere…

Giugno 15, 2007 Pubblicato da umanesimo | De Nicola, Presidenti della Repubblica, Storia d'Italia, fascismo, storia | | Ancora nessun commento.