Storia del Kosovo: la millenaria contesa tra serbi e albanesi
Determinare l’appartenenza etnica del Kosovo fino al VI° secolo è operazione quasi impossibile. Alcuni storici ritengono che le antiche popolazioni della regione apparternessero allo stesso ceppo degli albanesi. A partire dal VI° secolo si insediarono le prime colonne di Slavi che, provenendo dall’attuale Polonia, attraversarono il fiume Danubio e iniziarono a penetrare verso il cuore dei Balcani attorno al VII secolo, sfidando l’autorità di Bisanzio la quale indebolita anche in virtù delle pressioni persiane e musulmane nelle regioni orientali dell’impero dovette allentare il controllo ad occidente. Dal IX° secolo cominciò un netto predominio etnico serbo. Nel 1180 Stefan Nemanja, uno dei signori che regnava su uno dei tanti piccoli principati in cui era allora divisa la Serbia assunse il controllo di parte del Kosovo. Il resto della regione venne annesso dal suo successore Stefan Prvovenčani nel 1216 che andò a costituire unentità teritoriale unita corrispondente all’incirca alla nostra Serbia e Montenegro. A questo periodo è risalente la costituzione di numerose chiese e monasteri ortodossi. Lo stato serbo, in cui permaneva comunque una minoranza albanese, crollò nel 1355 e si divise in tanti staterelli incapaci di fronteggiare l’avanzata ottomana che sconfisse la coalizione serba nella battaglia di Kosovo Polje nel 1389. Ma nonostante questa battaglia sia entrata nel mito come una sconfitta decisiva serba in realtà la resistenza durò fino al 1455 . Solo a partire da quella data il Kosovo entrerà a far parte delll’impero ottomano rimanendovi fino alle soglie della prima guerra mondiale (1912) quando durante le guerre balcaniche fu anessa nuovamente alla Serbia. é in questi secoi che si sono creati le tensioni tra serbi ( ortodossi) e albanesi ( musulmani). Infatti durante il dominio ottomano ( a partire dal XVII° secolo) è testimoniato un notevole incremento dell’elemento albanese in una regione comunque spopolata e a maggioranza serba. Con la riunone del Kosovo alla Serbia gli albanesi vennero in gran parte allontanati a cavallo tra le due guerre mondiali. Quando nel 1941 la Jugoslavia venne spartita tra tedeschi e italiani questi ultimi penetrando dallo stato fantoccio dell’Albania operarono una persecuzione nei confronti dell’elemento serbo del Kosovo procedendo a massacri e alla deportazione di oltre 80000 serbi kosovari e procedendo alla loro sostituzione con coloni albanesi. con il crollo del fascismo il controllo della regione venne assunto dai nazisti che proseguirono nell’opera di pulizia etnica ai danni dei serbi. Nel 1975 nella Iugoslavia di Tito fu concesso al Kosovo lo status di provincia autonoma, ma negli anni’80 i rapporti tra maggioranza albanofona (pari ormai al 90% della popolazione) e minoranza serba si vennero deteriorando e nel 1989-90 tale autonomia venne di fatto annullata. Gli albanesi allora si organizzarono in uno stato parallelo con scuole e parlamento propri ma a partire dal 1997 si scatenarono le violenze tra la formazione militare kosovara dell’UCK e l’esercito serbo la cui repressione ha provocato l’allontanamento di molti kosovari albanesi dalle loro terre. Nel marzo 1999, dopo un tentativo fallito a Parigi di indurre le parti in lotta a un accordo, la NATO ( senza l’avallo dell’ONU) assunse l’iniziativa di attaccare con massicci bombardamenti la Serbia, rispose intensificando la propria pulizia etnica costringendo a fuggire centinaia di migliaia di albanesi. Dal 1999 a seguito della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 il Kosovo è stato messo sotto protezione dell’ONU e della NATO con la creazione di un governo e di un parlamento serbo. Nonostante l’amministrazione ONU continuano le tensione e dal 2004 si registrano attacchi degli albanesi contro la popolazione serba e le chiese e i simboli ortodossi.
FATAH AL ISLAM
Fatah al-Islam è comparsa nel novembre 2006 quando si divise da Fatah al-Intifada , un gruppo palestinese appoggiato dalla Siria con base in Libano.
Dozzine di persone sono morte in scontri tra il gruppo e le forze di governo libanesi che sono cominciati il 20 maggio. Si ritiene che Fatah al-Islam abbia tra 150 e 200 uomini armati, tutti nel campo profughi di Nahr al-Bared a nord di Tripoli.
I Campi profughi palestinesi in Libano sono spesso un rifugio per gruppi armati. Forze di sicurezza libanesi non entrano nei campi,ma sorvegliano solamente i loro confini. Il governo libanese ha collegato Fatah al-Islam ai servizi di intelligence Siriani. Ma i funzionari Siriani e Fatah al-Islam negano il collegamento. Continua a leggere…
IL VELO ISLAMICO NON è UN DOGMA
La legge del Corano non impone il velo
di Khaled Fouad Allam
Storicamente, lo hijab non ha mai rappresentato un dogma nell’islam, un’obbligazione giuridica o un simbolo religioso, anche se oggi lo si vuol far passare come tale.
I giuristi dell’islam classico – quelli all’origine della formulazione del diritto musulmano per le quattro grandi scuole giuridiche dell’islam – non hanno mai teorizzato sul velo. Il celebre giurista Qayrawin, morto nel 996, fondatore dell’università teologica di Fez in Marocco, parla del velo soltanto in riferimento alla preghiera rituale, quando le donne si recano in moschea per la preghiera del venerdì: e la parola che usa è khimar, un velo che copre la donna dalla testa ai piedi. Egli non usa mai la parola hijab; lo stesso avviene per gli altri autori di quel periodo.
Tutto ciò ha una ragione. Nel periodo dell’islam classico i giuristi non avvertono il bisogno di costruire sul velo una teoria del diritto, semplicemente perché l’universo medievale della donna è un universo di clausura: essa non esce di casa, la sua vita si svolge entro il perimetro dello spazio privato, e quando, molto raramente, esce, lo deve fare con l’autorizzazione di una figura maschile – il padre, il marito o i fratelli – e per motivi eccezionali come cerimonie o pellegrinaggi. Continua a leggere…